Parlai già di sorveglianza sanitaria e sull’obbligo di sottoporre i lavoratori del comparto Food & Beverage ai controlli sanitari volti a valutare l’eventuale presentarsi di malattie professionali.

Il nostro settore non rientra in quelle che possono essere definite le professioni normate, ovvero quelle professioni per le quali l’ormai noto Decreto Legislativo 81/2008 impone al datore di lavoro di effettuare la sorveglianza sanitaria ai lavoratori esposti a determinati pericoli, che li espongono al rischio di contrarre malattie professionali.  Ricordo che sottoporre i lavoratori a sorveglianza sanitaria implica che durante lo svolgimento delle attività lavorative gli stessi siano esposti a un tale pericolo che possa nel tempo indurre l’insorgenza di una malattia professionale. 

Attività e rischi correlati

Le attività svolte nell’ambito della ristorazione, in sala, in cucina e nei bar, non espongono i lavoratori ad alcun rischio predeterminato; viceversa laddove siano presenti le figure di magazziniere sicuramente esiste il pericolo per la salute legato alla movimentazione manuale dei carichi. 

In questi giorni un’azienda, per la quale mi occupo di consulenza in materia di igiene degli alimenti, mi ha conferito l’incarico per ricoprire il ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. Ho pertanto analizzato i documenti di valutazione dei rischi aziendali. Ho constatato che il medico competente sottopone tutti i lavoratori a sorveglianza sanitaria indipendentemente dalle attività effettivamente svolte.

Il cassiere, il restaurant manager, gli addetti all’accoglienza, senza che svolgano attività particolarmente faticose, risultano sottoposti a sorveglianza sanitaria per la postura eretta e il microclima.

La catena di ristoranti presenta caratteristiche molto diverse. Alcuni locali si sviluppano su più piani, costringendo i lavoratori a salire e scendere le scale per tutto l’orario lavorativo. Altri hanno magazzini raggiungibili mediante lunghe scale.

Attenta valutazione dei rischi

Pertanto solo in seguito a un’attenta valutazione dei rischi risulterà possibile concordare con il medico competente quali lavoratori sia opportuno sottoporre a sorveglianza sanitaria. Un eccesso di zelo, inteso come un’eccessiva medicina preventiva, potrebbe nuocere all’azienda stessa.

Parlare di pericolo legato al microclima, in quanto i lavoratori accedono alla cella, è esagerato. Un giubbotto protegge adeguatamente il lavoratore che non lavora in un ambiente severo. Il pericolo per la salute nel tempo è per coloro che svolgono il lavoro tutto il giorno all’interno di celle refrigerate. 

Quale malattia potrà mai accadere a un lavoratore che accede sporadicamente e per poco tempo alla cella? Nessuna. Potrà eventualmente contrarre un raffreddore!

Dichiarare però sul Documento di Valutazione dei rischi che esiste il pericolo di malattie croniche è rischioso, se non effettivamente pertinente. Se a un lavoratore dovesse insorgere una patologia all’apparato respiratorio, indipendentemente dal lavoro svolto in azienda, laddove questa stessa malattia fosse stata mappata tra le possibili conseguenze risultanti dall’esposizione a sbalzi microclimatici per i quali il lavoratore era sottoposto a sorveglianza sanitaria, l’azienda si troverà a rispondere della malattia professionale, con conseguente innalzamento dell’aliquota INAIL.

Indispensabile pertinenza

È quindi importante che la valutazione dei rischi sia in tutte le sue parti pertinente con le effettive attività svolte e che la mappatura dei pericoli e dei conseguenti rischi che potrebbero causare l’insorgenza di una malattia professionale siano condivisi tra datore di lavoro, RSPP e Medico competente, ove nominato.