Quando la birra è verde

Diminuiscono le emissioni di CO2 e l’utilizzo di acqua. Aumenta il ricorso a energie rinnovabili e vengono riproposte buone pratiche come quella del vuoto a rendere. Le aziende birrarie puntano alla sostenibilità.

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Entro il 2020 il comparto produttivo birrario italiano si è impegnato a ridurre l’acqua utilizzata così come la CO2 emessa. Operazioni specifiche vengono anche previste per contenere il consumo energetico. L’obiettivo è quello di presentare un prodotto sempre più sostenibile e sappiamo quanto sia importante tutto ciò in questi anni in cui l’eco-compatibilità non appare più come un optional, ma come una sempre più sentita esigenza, addirittura un’emergenza. Inoltre, non possiamo non fare i conti con gli obblighi di legge: dal 2017 le aziende con oltre 500 dipendenti sono tenute a redigere un report ambientale.

Il birrificio solare più grande del mondo

Birra Peroni ha promosso HORTA, una piattaforma tecnologica, nata nel 2008, volta a migliorare la qualità e le performance ambientali nella produzione cerealicola.

Non possiamo che iniziare dal leader italiano del settore, Heineken, per il quale, come dichiarato in occasione dell’ultimo report ambientale, il 2017 è stato un anno cruciale per l’impegno nel fotovoltaico. Con 13mila pannelli complessivi e un’estensione di oltre 51.000 mq, il birrificio Heineken di Massafra, in provincia di Taranto, viene indicato da Top 50 Solar Beer Breweries di SolarPlaza come il più grande birrificio al mondo per produzione di energia fotovoltaica e per numero di pannelli solari installati. Quindi, Heineken Italia ha un parco fotovoltaico, che comprende il birrificio di Comun Nuovo, in provincia di Bergamo, circa 17mila pannelli, che le consente di produrre a pieno regime ogni anno 5,52 GWh di energia, con una riduzione annua di 2.191 tonnellate di CO2 e una riduzione totale dal 2010 del 56%. Quindi, quattro referenze della famiglia Birra Moretti hanno ottenuto la certificazione Certiquality “fatta con il sole”, che attesta la produzione con energia rinnovabile equivalente derivante da pannelli solari.

Per quanto riguarda l’acqua, i birrifici di Comun Nuovo e Pollein (AO) hanno investito in condensatori evaporativi in grado di riciclare l’acqua utilizzata negli impianti di refrigerazione. Nel 2017 Heineken ha utilizzato 4,4 ettolitri di acqua per ogni ettolitro di birra prodotto. Quindi, dal 2010 complessivamente c’è stata una riduzione dei consumi idrici del 38%.

Multipack più leggero e vuoto a rendere

Anche il packaging viene studiato in funzione della sostenibilità. Nel 2015 era stato riprogettato l’intero sistema di imballo per la birra Heineken da 33 cl. La bottiglia era stata alleggerita, favorendo una riduzione di materia prima utilizzata pari al 7%, e la grammatura del cartone multipack aveva visto una riduzione del peso pari all’11%. Per Birra Moretti Zero da 33 cl, si è fatto ricorso a un wrap around in cartone ondulato e le dimensioni dell’imballo sono state ridotte agendo sulle alette laterali favorendo un risparmio di materia prima pari al 9%.

Inoltre, per il canale Horeca della Sardegna, Ichnusa ha rilanciato lo storico formato del vuoto a rendere, pratica virtuosa che permette di utilizzare la stessa bottiglia fino a 20 anni. Come attesta la CF 27/18 di Certiquality, con il vuoto a rendere di Ichnusa si riducono di oltre 1/3 le emissioni di gas a effetto serra. I benefici ambientali connessi al riuso delle bottiglie in vetro sono pertanto molteplici e vanno da quelli legati alla produzione e al trasporto del vetro fino a quelli connessi alla generazione e gestione dei rifiuti. Senza dimenticare i benefici più tangibili ed evidenti per la comunità: ogni bottiglia restituita è una bottiglia che non viene lasciata per strada, in spiaggia, in un parco.

Heineken Italia ha coinvolto nei suoi progetti di sostenibilità anche i punti di consumo e nel 2017 ha installato 5.799 refrigeratori ecologici con un incremento di circa il 50% rispetto al 2016.

Agire partendo dal campo

Birra Peroni ha lavorato sulle emissioni di CO2 e in 10 anni, così come leggiamo sul report ambientale 2017 dell’azienda, le ha ridotte di oltre un terzo. Ha anche diminuito il consumo idrico nei processi produttivi arrivando a -42%. Attualmente, il consumo di acqua per ettolitro di birra prodotto da Birra Peroni è pari a 30,5 ettolitri. 

In ambito energetico, invece, solo una leggera flessione (-0,7%) dal 2016 al 2017, ma bisogna tenere conto che la produzione è comunque cresciuta del 14%. Invece, buoni risultati per il riciclo con il conferimento del 99,6% dei rifiuti, cioè +0,6% rispetto all’anno precedente.

Inoltre, Birra Peroni ha promosso HORTA, una piattaforma tecnologica volta a migliorare la qualità e le performance ambientali nella produzione cerealicola. Nata nel 2008 come spin off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, è stata ideata per ottimizzare la produzione agricola, rendendola al contempo più sostenibile grazie a programmi informatici fruibili dalle aziende in tempo reale e in modo interattivo. Con l’utilizzo della piattaforma HORTA, Birra Peroni, su una produzione di circa 3.620 tonnellate, nel 2015/2016 ha registrato una riduzione di CO2 di oltre 420 tonnellate e una riduzione del consumo idrico.

Spina: il packaging sostenibile

Esempio concreto del concetto di sostenibilità per Carlsberg Italia è il sistema di spillatura DraughtMasterTM. Nel 2017 i fusti DraughtMasterTM in PET 100% riciclabili hanno rappresentato il 94% dei volumi di birra in fusto distribuita dall’azienda. In termini d’impatto ambientale misurato nell’intero ciclo di vita del prodotto, fanno sapere dalla Carlsberg Italia, questo risultato equivale al mancato rilascio nell’atmosfera di oltre 11.000 tonnellate di anidride carbonica, portando a circa 50.000 tonnellate l’abbattimento delle emissioni di CO2 ottenuto dal 2011 a oggi. In ogni caso, secondo Carlsberg Italia, 60 litri di birra spillati da fusti in PET contribuiscono alla riduzione dell’effetto serra quanto un albero in un anno di vita e rispetto al vetro il PET genera meno CO2 in ogni fase del ciclo di vita del prodotto e meno rifiuti. Carlsberg Italia ha ridotto del 6% i propri consumi di acqua, fermi a 433.000 metri cubi. «Con l’acqua risparmiata nel 2017 – sottolineano dalla Carlsberg Italia – sarebbe possibile riempire 11 piscine olimpioniche». È diminuito anche il consumo specifico di acqua per ettolitro di birra prodotto, passato da 3,5 ettolitri del 2016 a 3,1 (-11%). Il merito della maggiore efficienza idrica va ascritto al monitoraggio costante dei consumi, rafforzato con l’installazione nello stabilimento di Induno Olona di 22 nuovi contatori, che si aggiungono ai 16 già attivi, ed è stato installato un nuovo pastorizzatore che, una volta a regime, porterà a una riduzione del consumo idrico del 4-5%.  Inoltre, nel 2017 sono stati conclusi i lavori per la rimessa in esercizio del vecchio impianto di depurazione delle acque reflue, fermo dal 2006 e da novembre le acque depurate vengono conferite direttamente nel fiume Olona e vengono impiegate anche per il lavaggio dell’impianto di trattamento dei fanghi, al posto dell’acqua di rete.

Car pooling e veicoli elettrici

Per quanto riguarda le emissioni di CO2, dal 2016 Carlsberg Italia le ha ridotte dell’8,6%. Invece, il consumo di energia elettrica è lievemente aumentato (+0,4%) in considerazione anche di un incremento del 6% della produzione, però viene utilizzata al 100% energia proveniente da fonti rinnovabili. L’ultima operazione di Carlsberg Italia è stata l’implementazione del proprio parco macchine con tre Renault Zoe elettriche che verranno utilizzate per il car pooling aziendale. Grazie alla collaborazione con E-Vai, inoltre, l’azienda ha installato nella propria sede di Lainate e nello storico birrificio di Induno Olona due colonnine elettriche per la ricarica delle autovetture che saranno messe a disposizione anche di clienti, partner e visitatori. 

Buone pratiche di riciclo

AB InBev punta a ridurre l’uso di acqua a 3,09 ettolitri per ettolitro di birra prodotto in oltre 200 stabilimenti nel mondo, ma, come indica direttamente dalle pagine online, ha anche attivato collaborazioni con autorità locali ed enti, come il WWF, per sviluppare progetti che prevedono, tra l’altro, la costruzione di infrastrutture ecocompatibili, opere di riforestazione e conservazione dell’habitat naturale oltre che opere per la conservazione e tutela del suolo.

Per quanto riguarda il packaging, punta a utilizzare sempre più prodotti riciclati per sviluppare le confezioni dei prodotti, ad aumentare il riciclo di vetro e alluminio e a ridurre gli sprechi di materiale. Dichiara che quasi metà degli imballaggi sia prodotto con materiare riciclabile. «Migliorando l’efficienza e la realizzazione di materiali più leggeri nel periodo 2007-2017, abbiamo ridotto di 140.000 tonnellate l’uso di materiali di imballaggio. Allo stesso tempo le nostre birrerie anno raggiunto un tasso di riciclo degli scarti pari al 99% – indicano sempre online. – Inoltre, nel marzo 2017 ci siamo impegnati per far sì che entro il 2025 il 100% dell’energia elettrica che impiegheremo proverrà da fonti rinnovabili: abbiamo già stipulato degli accordi ad hoc in Messico e negli USA, dove la collaborazione con Enel Green Power porterà alla costruzione di impianti eolici in Oklahoma. Già oggi la metà dell’energia elettrica utilizzata nei nostri stabilimenti negli Stati Uniti proviene da fonti rinnovabili. Sempre nel 2017 il 96% dei frigoriferi acquistati rispondono ai più alti standard ecologici, consentendo un risparmio di energia elettrica e la riduzione delle emissioni di gas».

Trasporto alternativo alla gomma

Anche l’importatore italiano Interbrau è impegnato da qualche anno nella salvaguardia dell’ambiente. L’attenzione agli aspetti logistici e il ricorso a mezzi di trasporto alternativi alla gomma ha permesso nel 2016 di ridurre di ben 70 tonnellate la quantità di CO2 immessa nell’ambiente.

Agli investimenti degli ultimi anni in temi di energie rinnovabili, con impianti fotovoltaici e solari termici di ultima generazione in grado di garantire una drastica diminuzione di CO2 immessa nell’aria, è seguita, come dichiarano dall’azienda, «un’attenta ottimizzazione dei trasporti ricorrendo anche a mezzi alternativi rispetto ai classici autotreni».

L’analisi condotta dai tecnici del programma SHEQ (Safety, Health, Environment and Quality) ha permesso di stabilire che il ricorso a trasporti ferroviari e navali, in combinazione a quelli stradali, ha risparmiato all’ambiente quasi 70 tonnellate di CO2 in un anno. Nello specifico, il certificato Green Transport assegnato a Interbrau attesta che sono stati ben 59 i camion a pieno carico risparmiati, i quali avrebbero immesso in natura 69.314 Kg di anidride carbonica. 

Inoltre, tra le birre importate da Interbrau, troviamo Wieninger, storico birrificio tedesco che, dichiara, è attivamente impegnata nello sviluppo della propria sostenibilità ambientale e sociale. A cominciare dal rifornimento energetico, ottenuto mediante sistemi rinnovabili, al recupero della CO2 data dalla fermentazione, fino alla scelta degli imballaggi. Queste scelte hanno permesso a Wieninger Bier di diventare il primo birrificio con un certificato ambientale bavarese, cui ha fatto seguito anche la medaglia per l‘ambiente del land di Baviera.

Bottiglia più sottile per minori emissioni

A fine 2017 Warsteiner ha lanciato una nuova bottiglia, più leggera di 45 grammi, grazie a un vetro più sottile. «La nuova bottiglia permetterà una riduzione di 8.000 tonnellate di vetro all’anno – afferma Luca Giardiello, amministratore delegato Warsteiner Italia. – La leggerezza del nuovo packaging, oltre a un minore utilizzo di materia prima, contribuirà a una diminuzione delle emissioni di CO2 durante il trasporto». Questo nuovo progetto rientra in una gestione aziendale ecosostenibile, che aveva visto Warsteiner attivare nel 2005 la linea ferroviaria che collega l’unità produttiva di Warstein alla rete europea di trasporto su rotaia. Le birre, infatti, arrivano in Italia via treno, con una conseguente riduzione del traffico pesante su strada.