La recente tragedia della discoteca di Corinaldo ha rappresentato un grave fatto che mi ha fatto molto riflettere. I commenti e le cronache successive hanno evidenziato come, purtroppo, non sia ancora stata recepita la necessità di dotarsi di efficaci piani di emergenza e di rispettare i limiti che gli atti autorizzativi pongono allo svolgimento degli eventi.

Cause ed effetti

I media hanno sentenziato che la causa della morte delle persone fosse imputabile allo spray al peperoncino che ha innescato il panico nella gente.

Considerazioni errate: se i gestori del locale avessero dapprima rispettato i limiti di affollamento e ci fosse stato un piano di evacuazione efficace, le persone sarebbero defluite e le strutture non sarebbero cedute, pertanto non ci sarebbero state le tragiche conseguenze. Lo spray al peperoncino è ciò che ha innescato l’inizio delle procedure di evacuazione. Il mancato rispetto dei limiti di affollamento ha determinato il cedimento delle strutture con il verificarsi del conseguente disastro.

Piani di emergenza ed evacuazione

Nel mondo del Food&Beverage molto spesso non sono presi in considerazione i limiti di capienza dei locali. Molto spesso i piani di emergenza ed evacuazione sono degli scritti dozzinali e generalisti che spiegano che cosa sia un’emergenza ma non identificano chiaramente chi (nome e cognome) fa cosa (azioni precise da intraprendere in vari scenari).

In Italia esiste una norma che indica quali siano i contenuti dei piani di emergenza ed evacuazione: il Decreto Ministeriale 10 marzo 1998. A breve verrà emanata una nuova legge che riprende i concetti del DM 10/03/98 adattandoli alle mutate condizioni odierne.

Opportune considerazioni

Quando si parla di affollamento massimo è necessario considerare tutte le persone presenti, lavoratori, intrattenitori e ospiti, non solo il numero degli ospiti.

Quando si parla di piano di emergenza si pensa subito all’evacuazione in caso d’incendio. Ma è evidente che le cause possano essere diverse e contestualizzate all’ambiente esterno, ovvero all’ubicazione dell’attività. Per esempio in montagna potrebbe essere presente il rischio valanghe o frane, mentre nelle zone limitrofe ai grandi fiumi è necessario considerare la possibile esondazione.

Purtroppo oggi diventa importante anche valutare il rischio attentati.

Piano di emergenza

Insomma, ogni realtà merita un’attenta analisi.

Solo attraverso la realizzazione di un piano di emergenza efficace, il datore di lavoro, i dirigenti e i preposti possono essere esonerati dalle responsabilità derivanti dal verificarsi di una catastrofe.

La gestione delle emergenze rientra negli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008, pertanto comporta responsabilità penali per i datori di lavoro e per i dirigenti.